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domenica 16 giugno 2013

Settima domenica di Pasqua-Articolo da TRADIZIONE CRISTIANA

DOMENICA DEI SANTI PADRI DEL I CONCILIO ECUMENICO

Questa settima domenica dopo Pasqua, celebriamo il primo Concilio Ecumenico di Nicea, dove si riunirono trecentodiciotto padri teofori.




Stelle risplendenti del cielo spirituale,
illuminate la mia anima della vostra clarità.
Avendo separato il Figlio dall’essere del Padre,
alla gloria di Dio Ario sia straniero!

Ecco la ragione per la quale celebriamo questa festa. Poiché il Signore Gesù Cristo, dopo avere portato una carne simile alla nostra, ha ineffabilmente compiuto tutto il piano della salvezza ed è ritornato sul trono paterno, i Santi Gerarchi hanno voluto mostrare che il Figlio di Dio si è realmente fatto uomo e che in quanto uomo perfetto Dio si è elevato per sedersi alla destra della maestà nelle altezze. E poiché questo Concilio dei Santi Padri L’ha definito così, riconoscendoLo della stessa natura e dignità del Padre, per questa ragione fu istituita, dopo la Sua gloriosa Ascensione, la presente festa, come per esaltare l’assemblea di questi Padri conciliari, che avevano proclamato Dio vero e nella carne perfettamente uomo Colui che nella Sua carne si era elevato al cielo.
Questo Concilio ebbe luogo sotto Costantino il Grande, il ventesimo anno del suo regno. Avendo fatto cessare la persecuzione, regnò prima a Roma, quindi fondò la città così piacevole che porta il suo nome, l’anno della creazione 5838. Fu allora che si iniziò a parlare di Ario. Proveniva dalla Libia e diventò diacono ad Alessandria, ordinato dal santo ieromartire Pietro di Alessandria, poi si mise a vaneggiare contro il Figlio di Dio, affermando che era una creatura, tratta dal nulla, e che in seguito aveva avuto accesso al posto divino; che lo si chiamava impropriamente Sapienza e Verbo di Dio, come per opporsi all’empio Sabellio quando diceva che la divinità era impersonale, monoipostatica, poiché era a volte il Padre, a volte il Figlio, a volte il Santo Spirito.
Poiché Ario proponeva queste bestemmie, san Pietro di Alessandria lo allontanò dal ministero, dopo avere visto sull’Altare il Cristo come un bambino che portava una tunica lacerata, che diceva che Ario Gliel’aveva strappata. Ma Acilla che, dopo Pietro, fu Arcivescovo di Alessandria lo reintegrò, nonostante le sue promesse. Inoltre, egli lo ordinò sacerdote e gli permise di insegnare ad Alessandria. Quando Acilla morì, Alessandro diventò Patriarca. E, siccome vedeva che Ario predicava sempre le stesse eresie, ed anche peggiori, lo cacciò dalla Chiesa, facendolo condannare dal Concilio, come dice Teodoreto. Poiché insegnava che Cristo aveva cambiato natura, che il Signore aveva assunto una carne priva di anima e di spirito. Fu il primo a dire ciò. Quindi, aggiungendo ancora altre empietà a questa, Ario scrisse, e si riconciliò con Eusebio di Nicomedia, Paolino di Tiro, Eusebio di Cesarea e altri, ed andò contro Alessandro. Quest’ultimo scrisse in tutto il mondo, denunciando l’eresia e le bestemmie di Ario cosa che incitò molti Padri alla difesa della fede.
La Chiesa era dunque turbata e, poiché sembrava non esserci alcun rimedio a questo disaccordo, Costantino il Grande fece venire dall’intero mondo, su carri pubblici, i Padri conciliari, che si riunirono a Nicea, dove si recò egli stesso. Mentre tutti i Padri occupavano i loro posti, lui stesso fu invitato, e si sedé, non sul trono imperiale, ma su una sedia inferiore alla sua dignità. Dopo che avevano parlato contro Ario, quest’ultimo fu condannato all’anatema, come tutti coloro che pensavano come lui. Il Verbo di Dio fu dichiarato, dai Santi Padri, consustanziale e coeterno al Padre, e di stessa dignità. E composero il Simbolo di Fede fino alla frase “Ed allo Spirito Santo”, poiché quest’ultima parte fu redatta dal Secondo Concilio. Inoltre, il primo concilio si espresse sulla festa di Pasqua, sul modo in cui occorreva celebrarla, vale a dire  non con gli Ebrei, come era d’uso prima. E composero i venti Canoni sulla Costituzione della Chiesa. Quanto al Simbolo di Fede, Costantino il Grande, pari agli Apostoli, lo ratificò con inchiostro rosso, ultimo di tutti.
Tra questi Santi Padri, duecentotrentadue erano Vescovi, ottantasei Sacerdoti, Diaconi e Monaci, cosa che in totale fa trecentodiciotto. I più importanti erano: Silvestro papa di Roma e l’Arcivescovo Mitrofane di Costantinopoli (questi due erano rappresentati da legati), Alessandro di Alessandria con Atanasio il Grande, che era allora Arcidiacono. Eustazio di Antiochia e Macario di Gerusalemme, Hosios Vescovo di Cordova, Pafnuzio il Confessore, Nicola il Mirovlita e Spiridione di Trimitunde (che, avendo trionfato sul filosofo del posto, lo battezzò, mostrandogli il triplice Sole). In mezzo all’assemblea conciliare, due Padri Vescovi in piedi con lui davanti a Dio, Costantino il Grande, che aveva messo la decisione del Santo Concilio nelle loro cassette e le aveva accuratamente chiuse, la trovò ratificata da loro e firmata con divine parole ineffabili.
Mentre il Concilio si concludeva, la città fu completamente costruita. Costantino il Grande invitò tutti questi Santi uomini: avendo fatto il giro della città pregando, decisero che era, in modo soddisfacente, la Regina delle città. Per ordine dell’imperatore, la si dedicò alla Madre di Dio. Ed i Santi Padri se ne tornarono ciascuno alla propria terra.
Appena Costantino il Grande fu passato da questo mondo a Dio, lasciando lo scettro al suo figlio Costanzo, Ario venne a trovare l’imperatore e gli disse: “Abbandono tutto e voglio unirmi alla Chiesa di Dio”. Avendo scritto le sue eresie, le sospese al suo collo e, facendo finta di obbedire al Concilio, le colpì con la sua mano e disse che si sottoponeva. Nella sua negligenza, l’imperatore ordinò al Patriarca di Costantinopoli di riammettere Ario alla Comunione. C’era allora Alessandro, che era succeduto a Mitrofane. Conoscendo le cattive disposizioni di quest’uomo, esitava e pregò Dio di mostrargli se era Sua volontà che comunicasse Ario. Quando venne il momento in cui doveva concelebrare con lui, la preghiera si fece più ardente. Ario recandosi alla chiesa, urtò da qualche parte contro una colonna del foro, ed il suo ventre si squarciò, al punto che le sue feci scorsero in pubblico. Essendosi così lacerato, lasciò sfuggire da sotto la sua costituzione interiore, imitando Giuda nel suo modo di lacerarsi nel mezzo, per avere anche lui tradito il Verbo. Avendo separato il Figlio di Dio dalla natura del Padre, si lacerò lui stesso e fu trovato morto. Ed è così che la Chiesa di Dio fu liberata da una simile flagello.
tratto da: “Τριώδιον κατανυκτικόν”, Αποστολική Διακονία, 1993.
Traduzione a cura di © Tradizione Cristiana



martedì 11 giugno 2013

L’ASCENSIONE DEL SIGNORE

L’ASCENSIONE DEL SIGNORE
di Fotios monaco


Sul Monte degli ulivi a Gerusalemme, nel luogo chiamato Imbobon (altura), si trova un piccolo edificio circolare custodito da musulmani, al suo interno, nel più totale disadorno, è racchiusa la roccia da cui il Salvatore lasciò la terra per ascendere al cielo sotto gli occhi stupiti degli apostoli. L’odierna esegesi biblica di matrice occidentale ritiene che il racconto dell’Ascensione sia direttamente collegato a quello della Resurrezione, una prosecuzione narrativa che ha sdoppiato il racconto dell’evento pasquale, ponendo una fine temporale alla presenza meta-storica del Risorto sulla terra. Nulla di diverso, sostanzialmente, da quanto la secolare Tradizione della Chiesa trasmette ai suoi fedeli. Infatti, se la memoria liturgica di questo evento è oggi posta 40 giorni dopo la Resurrezione e dieci prima della Pentecoste, in origine era invece celebrata nello stesso giorno della Resurrezione, in seguito insieme alla festa di Pentecoste. La prima testimonianza di questa festa si trova in Eusebio dove è chiamata “giorno solenne” e in san Gregorio di Nissa che le dà il nome di Ανάληψις, divenuto poi comune a tutta la Chiesa. Solo tra il V ed il VI secolo si stabilisce definitivamente come celebrazione autonoma[1].
La liturgia dell’Ascensione, d’altronde, si compone intorno al racconto di san Luca[2] e degli Atti degli Apostoli[3]. San Paolo da parte sua riferisce l’avvenimento: Colui che discese è lo stesso che pure ascese al di sopra di tutti i cieli[4], mentre il salmo 23 sottolinea la sua ampiezza: Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi porte antiche ed entri il Re della gloria; così nella raffigurazione iconografica della festa le due “porte” indicano i due poli metafisici della terra e i due estremi della corsa della salvezza. Dio discende fino alla porta dell’inferno, la spezza e da lì si eleva fino alla porta del cielo: “Il Signore con la sua discesa ha annientato l’avversario e con la sua ascensione ha esaltato l’uomo”. Il pessimismo veterotestamentario di Giobbe constatava che chi scende agli inferi più non risale[5]. Ma già il cantico di Anna profetizzava: Il Signore fa scendere agli inferi e risalire[6]. La festa annuncia la vittoria sulla morte e sull’inferno e la Tradizione sottolinea la vastità del suo compimento finale. Così san Giovanni Crisostomo, in una sintesi stupenda, vi mostra il termine della salvezza: l’umanità di tutti nell’umanità del Cristo è introdotta definitivamente nell’esistenza celeste, è la nostra eternizzazione e la nostra immortalità realizzate senza ritorno possibile. Quindi la nostra patria è nei cieli[7]. Più ancora, il Padre con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù[8]; per anticipazione, in Cristo, san Paolo contempla già il Regno compiuto.
Gli apostoli, dice san Luca, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e la liturgia della festa è un inno di gioia. La salvezza è realizzata, ma l’opera del Cristo, compiuta oggettivamente, deve passare per una appropriazione soggettiva in ogni uomo. Alzate le mani, li benedisse. Ora, mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Questa benedizione è già l’inizio della Pentecoste, l’invio del Santo Spirito, si può dire che rappresenti l’epiclesi pentecostale, il momento in cui io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre[9]. L’epiclesi è l’invocazione indirizzata al Padre affinché mandi lo Spirito, ed è ciò che canta incessantemente la liturgia della festa: “Tu ti sei innalzato nella gloria, Cristo nostro Dio, dopo aver rallegrato i tuoi discepoli con l’annuncio del Santo Spirito, ed essi furono confermati dalla tua benedizione”. “Il Signore è salito… per restituire ad Adamo l’immagine che aveva perduta e inviare a noi lo Spirito Paraclito, al fine di santificare le nostre anime…”. Si vede bene la sorgente profonda della gioia apostolica che esplode malgrado la dipartita, perché la promessa resta: Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo[10]. L’antinomia per la ragione, l’evidenza per lo spirito, sono sottolineate nel Kontàkion della festa: Avendo compiuto l’economia divina che ci riguardava e avendo unito gli abitanti della terra con quelli del cielo, tu ti sei elevato al cielo nella gloria per dimorarvi eternamente e dici a quelli che ti amano: Io sono con voi e nessuno prevarrà contro di voi. Dopo l’Ascensione la presenza del Cristo cambia modalità, s’interiorizza. Egli non è più davanti ai suoi discepoli, di fronte a loro, ma dentro di loro: egli è presente in ogni manifestazione del Santo Spirito come è presente nell’Eucaristia[11]. A noi il saperlo riconoscere, nell’attesa e alla sua Parusia, quando questo Gesù che è stato assunto verso il cielo, tornerà un giorno allo stesso modo con cui l’avete visto andare in cielo.
Vieni, o Signore Gesù![12]
[1] Cfr. A. TRADIGO, Icone e Santi d’Oriente, Milano 2004, p. 150.
[2] Luca 24, 50-53.
[3] Atti 1, 9-11.
[4] Efesini 4, 10.
[5] Giobbe 7, 9.
[6] III libro dei Re 2, 6.
[7] Filippesi 3,20.
[8] Efesini 2, 6.
[9] Giovanni 14, 16.
[10] Matteo 28, 20.
[11] Cfr. P. N. EVDOKIMOV, Teologia della bellezza. L’arte dell’icona, Cinisello Balsamo 1990, 303-305.
[12] Apocalisse 22, 20.

martedì 14 maggio 2013

"Testimonianze e Percorsi Spirituali nell'Athos contemporaneo"


L'Associazione "Insieme per l'Athos" – Onlus
e
l’Accademia di Romania
hanno il piacere di invitarvi al


XII Convegno Internazionale di Studi

sulla cultura e spiritualità della Santa Montagna

 "Testimonianze e Percorsi Spirituali nell'Athos contemporaneo"

e
mostra di icone bizantine dell’artista MARIA GALIE
Sabato 18 maggio 2013, ore 9:00
presso l’Accademia di Romania in Roma,
Piazza Jose’ de San Martin 1, 00197 (Roma)


PROGRAMMA

Ore 9:00 Accoglienza partecipanti.

Interventi
Ore 9:20 Saluti e introduzione
Dott. Giuseppe Sergio Balsamà, Presidente  dell’Associazione “Insieme per l’Athos”

Ore 9:30 Saluti del Rappresentante della Ierà Epistasia della Sacra Comunità del Monte Athos.

Ore 9:40 Saluti delle autorità.

Relazioni

Ore10.00 La celebrazione del primo millennio del monachesimo athonita (963-1963): un crocevia tra memoria e rinnovamento.
Dott. Nikolaos Kouremenos, Teologo e storico della Chiesa - Atene.

Ore 10:10 Una testimonianza filolocalica contemporanea: Padre Paisios del Monte Athos.
Pater Maximos Aghiorita, Monaco della Santa Montagna, Karyes.

Ore 10:30 La funzione della tradizione athonita nella rifessione teologico-spirituale del monaco romeno Andrei Scrima.
S.E. Dott. Bogdan Tataru-Cazaban, Ambasciatore di Romania presso la Santa Sede e il S.M.O.M. Membro dell’istituto per la storia delle religioni, Accademia Romena (Bucarest).

Ore 10:50 La tradizione della paternità spirituale nel monachesimo athonita russo contemporaneo.
Archimandrita Amvrosij Makar, Chiesa Ortodossa Russa in Italia, Patriarcato di Mosca, Milano.


Ore 11:00 Coffee break

Ore 11:30 Monaci d’Occidente pellegrini alla Santa Montagna: un incontro fecondo.
Don Athos Righi, Superiore Generale della Comunità monastica “Piccola Famiglia dell’Annunziata” Monte Sole (BO).

Ore 11:50 Il Monte Athos nel quadro dell’’Ortodossia attuale e nei rapporti con il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli.
Archimandrita Theofilactos Vitsos, Vicario Arcivescovile per la Lombardia e il Piemonte della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e  Malta, Milano.

Ore 12:00 Tra pellegrinaggio e internet: le iniziative delle associazioni internazionali a sostegnodella comunità monastica athonita.
Prof. Marco Merlini Ricercatore Senior presso l’Università di Sibiu (Romania)

Ore 12:10 Conclusioni e saluti.
Moderatore: Prof. Angelo Lucano Larotonda, (Università della Basilicata)

Ore 12:50 Buffet
Nel corso del convegno verranno eseguiti alcuni canti ecclesiastici bizantini da parte dell’Archim. Nikodimos Kabarnos e del Gruppo Corale di Musica Bizantina della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia “San Dionigi il Piccolo” diretto dal Maestro Marian Jianu


CON IL PATROCINIO DI:
UNESCO - Commissione Nazionale Italiana, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Mini stero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Lazio, Provincia di Roma, Comune di Roma (Ass. to Politiche Culturali ), Pontificio Ateneo S. Anselmo, Pontificio Istituto Orientale, Dipartimento di Storia, Culture e Religioni dell’Università di Roma “La Sapienza”, Accademia di Romania, Centro Russo di Scienza e Cultura, Istituto Bulgaro di Cultura, Associazione Italiana di Studi Bizant ini , Associazione Italiana per lo Studio del la Santità, dei Culti dell’Agiografia, delle riviste “Studi sull’Oriente Cristiano”, “Collectanea Cisterciensia” e “Christianitas”, e del le Ambasciate di Bulgaria (e S. Sede), Cipro (e S. Sede), Georgia (S. Sede), Grecia, Moldova, Montenegro (S. Sede), Romania (e S. Sede), Russia (e S. Sede), Serbia (e S. Sede) ed Ucraina.

giovedì 11 aprile 2013

Santa Croce in Gerusalemme

Nella basilica della Santa Croce in Gerusalemme possiamo venerare le reliquie della Santa Croce su è stato crocifisso Gesù Cristo.
C'è anche il dito di San Tommaso che ha messo il dito nella piaga di Cristo.
Sotto si può vedere un video sui mosaici della Basilica.



  • Mattina: 7.00 - 12.45.
  • Pomeriggio: 15.30 - 19.30.





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I colori delle icone




Ho trovato, in un sito per ragazzi,questa spiegazione molto semplice sul significato dei colori nelle icone ortodosse.
Molto interessante perchè il colore nelle icone ortodosse non è mai casuale.



I colori delle Icone





giovedì 4 aprile 2013

Conversione all'Ortodossia

Una cosa molto interessante...


Negli USA due persone cattoliche sono passate all'Ortodossia.Un uomo solo con la cresima, e una donna facendo la triplice immersione. Dopo aver sviluppato la foto si può vedere che dalla donna viene emanata una luce molto forte. Dal sito si possono vedere altre foto.



lunedì 1 aprile 2013

Preghiera di Sant'Efrem il Siro

Prosegue per noi ortodossi la Grande Quaresima. In questo periodo la Chiesa recita questa preghiera secondo me molto bella che riassume tutta la quaresima e che è una specie di google map della penitenza. Visto che la quaresima è un periodo di Penitenza,conversione dal latino "cambiare direzione" metanoia dal greco cambiare mente.
Cito la versione su Wikipedia:



Preghiera di sant'Efrem [modifica]

La preghiera seguente è recitata dalla chiesa ortodossa ogni giorno della Quaresima, ed è inframezzata da metanie (prostrazioni):
Signore e Sovrano della mia vita, non darmi uno spirito di ozio, di curiosità, di superbia e di loquacità
si esegue una profonda metania
Concedi invece al tuo servo uno spirito di saggezza, di umiltà, di pazienza e di amore
si esegue una profonda metania
Sì, Signore e Sovrano, dammi di vedere le mie colpe e di non giudicare il mio fratello; poiché tu sei benedetto nei secoli dei secoli. Amen
si eseguono 12 piccole metanie, dicendo per ciascuna: O Dio, sii propizio a me peccatore e abbi pietà di me
si esegue una profonda metania
Sì, Signore e Sovrano, dammi di vedere le mie colpe e di non giudicare il mio fratello; poiché tu sei benedetto nei secoli dei secoli. Amen




venerdì 29 marzo 2013

Perché digiuniamo in quaresima

 23 Entrato nel tempio, mentre insegnava gli si avvicinarono i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo e gli dissero: «Con quale autorità fai questo? Chi ti ha dato questa autorità?». 24 Gesù rispose: «Vi farò anch'io una domanda e se voi mi rispondete, vi dirò anche con quale autorità faccio questo. 25 Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Ed essi riflettevano tra sé dicendo: «Se diciamo: "dal Cielo", ci risponderà: "perché dunque non gli avete creduto?"; 26 se diciamo "dagli uomini", abbiamo timore della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta». 27 Rispondendo perciò a Gesù, dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch'egli disse loro: «Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose».
MATTEO 21



Alla domanda "perchè digiuniamo" dobbiamo rispondere come risponde nostro Signore.Egli ci ha comandato di digiunare.Poi sappiamo dalle stesse parole del Salvatore che solo col digiuno e la preghiera vanno via i demoni.

Nel digiuno ritroviamo le energie spirituali di cui abbiamo bisogno per lottare contro i  fallimenti e i peccati di questa vita.

Il cristiano riceve questo in dono da Cristo Signore.Per ricevere questo dono però dobbiamo esserne degni.

I fatti buoni che compiamo ci portano ad una crescita spirituale,ad una manna dal cielo.
I regali dal cielo li riceviamo se partecipiamo alla Divina Liturgia, se aumentiamo la preghiera, se ci confessiamo e se facciamo la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo.

Siamo nel periodo della grande Quaresima, in cui abbiamo bisogno di più di silenzio e purificazione.
Possiamo innalzarci con le opere buone oppure rimanere bloccati.

l digiuno è il dono che Cristo ha lasciato a chi cerca la salvezza dell'anima.



Per noi ortodossi il digiuno consiste nel astenersi da latte e suoi derivati,uova,carne pesce. Si possono mangiare i frutti di mare e tutto il resto.
Però non ci si può limitare a questo sennò la quaresima diventa solo una dieta.












giovedì 28 marzo 2013

Il digiuno


Benedetto è il Re che ha adornato ìa santa Chiesa con il digiuno, la preghiera e la veglia!

Ecco il digiuno del Primogenito, inizio della sua impresa.
Rallegriamoci della sua venuta!
È con il digiuno che ha vinto;
Lui che avrebbe potuto vincere con qualunque mezzo.
Ci ha mostrato la potenza nascosta
nel digiuno vincitore di tutto.
In quanto uomo, ha vinto per suo tramite
colui che con un frutto aveva vinto Adamo
e l'aveva voracemente inghiottito!
Benedetto sia il Primogenito che ha circondato la nostra debolezza
con la fortezza inespugnabile del suo digiuno!
Ecco il digiuno esaltante che il Primogenito ha fatto rifulgere
per esaltare gli umili. Per il saggio,
il digiuno racchiude un motivo di esultanza:
egli vede quanto questo lo esalti.
Il digiuno purifica l'anima nel segreto,
perché essa contempli Dio
e questa visione la elevi,
perché la pesantezza della terra [che essa porta]
l'inclina verso la terra.
Benedetto sia Colui che ci ha dato i digiuni,
queste ali pure che ci permettono di volare fino a Lui!

Efrem il Siro

mercoledì 27 marzo 2013

Domenica di san Gregorio Palamàs

Tra pochi giorni sarà per noi ortodossi la seconda  domenica di quaresima.
Volevo riportare delle parole molto belle e interessanti del presbitero Schmemann preso dal sito Tradizione Cristiana:

Domenica di san Gregorio Palamàs

         La seconda domenica di Quaresima si fa memoria di san Gregorio Palamàs. La condanna dei nemici del santo e la difesa dei suoi insegnamenti da parte della Chiesa, nel XVI secolo, furono acclamate come un secondo trionfo dell’Ortodossia e per questo motivo la sua celebrazione annuale fu prescritta per la seconda domenica di Quaresima.
         Il tema scritturistico è lo sforzo del fedele che va verso il Regno. Ci viene ricordato nella epistola (Ebrei 1, 10 - 2, 3): “...per questo bisogna che ci applichiamo con maggiore impegno alle cose udite, per non essere sospinti fuori rotta... come potremo noi sottrarci al castigo se trascuriamo una salvezza così grande?”. Nella lettura dell’Evangelo (Marco 1, 1-12), l’immagine di questo sforzo e di questo desiderio ci è data dal paralitico, portato a Cristo attraverso il tetto: “Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: Figlio, ti sono rimessi i tuoi peccati”.
 
 da A. Schmemann, Great Lent, St. Vladimir’s Seminary Press 1974




ALLA LITURGIA
Tropario

Astro dell’Ortodossia, sostegno e maestro della Chiesa, bellezza dei monaci, imbattibile difensore dei teologi, o Gregorio taumaturgo, vanto di Tessalonica, araldo della Grazia, prega sempre per la salvezza delle anime nostre.

giovedì 3 gennaio 2013

Aspettando il 6 gennaio-Teofania

Aspettando la grande festa della Teofania,ovvero 6 gennaio, riporto il tropario in rumeno,con sotto la traduzione. Teofania viene  dal greco theophàneia, composto da theos ("dio") e da phàinein ("manifestarsi").Si ricorda il Battesimo,per immersione, del Signore nostro Gesù Cristo. Come dice il tropario, si è mostrata la Trinità,il Padre con la sua voce,il Figlio di Dio,e lo Spirito Santo come una colomba.


In Iordan botezandu-Te Tu Doamne, inchinarea 
treimii s-a aratat; ca glasul Parintelui a marturisit 
Tie, Fiu iubit, pre Tine numindu-Te, si Duhul, in chip 
de porumb, a adeverit intarirea Cuvantului. Cel ce 

Te-ai aratat, Hristoase Dumnezeule, si lumea ai luminat, marire Tie.


Traduzione

“Quando Tu, o Signore, fosti battezzato nel Giordano, l’adorazione della Trinità fu resa manifesta. La voce infatti del Genitore Ti rendeva testimonianza chiamandoti Figlio diletto e il Santo Spirito, sotto forma di colomba, conformava la parola infallibile. O Cristo Dio che Ti sei manifestato a noi ed hai illuminato il mondo, gloria a Te!”Nel video si può vedere l'icona ortodossa della Festa. Ma per l'icona vorrei scrivere un altro articolo.










lunedì 5 marzo 2012

Domenica dell'ortodossia

Ieri domenica 4 marzo è stata la domenica dell'ortodossia. L'icona è santa,ma non per il legno o i colori.L'icona è santa per il prototipo rappresentato che la santifica,e per il nome che lo rende presente.Come un uomo è tempio dello Spirito Santo,anche il legno e i colori possono contenere la Grazia.Quando noi ci inchiniamo,o baciamo l'icona,noi baciamo o ci inchiniamo davanti al Santo, o a Dio rappresentato. Ecco perchè l'icona è molto importante,e non è una semplice opera d'arte.Questo è l'insegnamento dei concili ecumenici.Il culto delle icone si basa sull'Incarnazione di Dio.Siccome Dio si è fatto carne noi possiamo rappresentarlo nel suo essere Dio incarnato e possiamo renderli culto attraverso l'icona.L'icona è santa e può trasmettere la santità del rappresentato con un bacio o un saluto ad essa.