mercoledì 27 marzo 2013

La Domenica Bizantina: Seconda domenica dei digiuni (di san Gregorio Pala...

La Domenica Bizantina: Seconda domenica dei digiuni (di san Gregorio Pala...
Molto interessante questo blog,in cui si possono trovare i testi della liturgia domenicale in italiano-greco.
Molto bello,dovevo condividerlo.

Domenica di san Gregorio Palamàs

Tra pochi giorni sarà per noi ortodossi la seconda  domenica di quaresima.
Volevo riportare delle parole molto belle e interessanti del presbitero Schmemann preso dal sito Tradizione Cristiana:

Domenica di san Gregorio Palamàs

         La seconda domenica di Quaresima si fa memoria di san Gregorio Palamàs. La condanna dei nemici del santo e la difesa dei suoi insegnamenti da parte della Chiesa, nel XVI secolo, furono acclamate come un secondo trionfo dell’Ortodossia e per questo motivo la sua celebrazione annuale fu prescritta per la seconda domenica di Quaresima.
         Il tema scritturistico è lo sforzo del fedele che va verso il Regno. Ci viene ricordato nella epistola (Ebrei 1, 10 - 2, 3): “...per questo bisogna che ci applichiamo con maggiore impegno alle cose udite, per non essere sospinti fuori rotta... come potremo noi sottrarci al castigo se trascuriamo una salvezza così grande?”. Nella lettura dell’Evangelo (Marco 1, 1-12), l’immagine di questo sforzo e di questo desiderio ci è data dal paralitico, portato a Cristo attraverso il tetto: “Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: Figlio, ti sono rimessi i tuoi peccati”.
 
 da A. Schmemann, Great Lent, St. Vladimir’s Seminary Press 1974




ALLA LITURGIA
Tropario

Astro dell’Ortodossia, sostegno e maestro della Chiesa, bellezza dei monaci, imbattibile difensore dei teologi, o Gregorio taumaturgo, vanto di Tessalonica, araldo della Grazia, prega sempre per la salvezza delle anime nostre.

martedì 19 febbraio 2013

Il vero fine della vita cristiana





La preghiera, il digiuno, le veglie e le altre attività cristiane, per
quanto possano parere buone, non costituiscono il fine della vita
cristiana ma sono il mezzo attraverso il quale vi si può pervenire. Il
vero fine della vita cristiana consiste nell’acquisire lo Spirito Santo.
Per quel che riguarda la preghiera, il digiuno, le veglie, l’elemosina ed
ogni altro tipo di buona azione fatta in nome di Cristo, non sono che
dei mezzi per acquisire lo stesso Spirito. S Serafino di Sarov

giovedì 10 gennaio 2013

San Giovanni il Buono


Oggi la Chiesa ortodossa fa memoria di San Giovanni il Buono,le cui reliquie si trovano a Milano,nel Duomo,sotto l'altare a lui dedicato



Reliquie di San Giovanni il Buono,nel Duomo di Milano


L’arcidiocesi milanese, universalmente nota come “Chiesa ambrosiana” dal nome del suo più grande vescovo e dottore della Chiesa sant’Ambrogio, conta una schiera di ben 143 vescovi, tra i quali 38 santi e 2 beati. Nel corso dei suoi diciassette secoli di storia, vi fu un periodo in cui la sede episcopale dell’antica Mediolanum dovette trasferirsi temporaneamente in Liguria, a causa dell’invasione dei longobardi ancora pagani. Proprio al termine di questo triste periodo si colloca l’episcopato di San Giovanni il Buono.
Nato a Camogli, in provincia di Genova, o secondo un’antichissima tradizione a Recco, cittadina della riviera ligure di Levante, le sue vicende storiche si intrecciano inevitabilmente a parecchi tratti leggendari. Alcune notizie biografiche del santo ci giungono da un componimento poetico composto assai probabilmente tra l’XI ed il XIII secolo. L’anonimo autore del testo sostiene che Giovanni nacque a Camogli, da nobile famiglia della valle di Recco e questa potrebbe forse costituire una spiegazione all’antico duello tra le due città contendenti la suoi natali. Ancora bambino Giovanni sarebbe stato condotto a Milano, dove affrontò gli studi ecclesiastici e venne incardinato nella Chiesa milanese. Nel frattempo, dopo quasi ottant’anni di esilio forzato il celebre re longobardo Rotari, che aveva invaso anche la riviera ligure, si accordò con il clero ambrosiano circa il ritorno del loro vescovo alla sua sede naturale. Fu così che Giovanni, ormai apprezzato da tutti per le sue doti umane e per la sua intelligenza, all’incirca nel 641 fu acclamato trentaseiesimo vescovo di Milano, primo a sedere nuovamente nella ripristinata sede episcopale della città lombarda.
La sua umiltà e la sua generosità divennero quasi proverbiali fra il gregge affidato alle sue cure pastorali, che presto iniziò a soprannominarlo semplicemente ed affettuosamente Giovanni “il Buono”. Il carme predetto ricorda di lui: “Era solito confortare e consolare i miseri, dava da mangiare agli affamati, vestiva i nudi, dava da bere agli assetati, visitava gli ammalati e i prigionieri, offriva ospitalità ai viandanti. Pieno di grazia, di fede e di buoni costumi, gradito a Dio e agli uomini, rifulse nelle sue azioni. Giovanni si mostrò tanto umile dinanzi a tutti che, grazie alla sua umiltà, era difficile discernere se veramente egli fosse il vescovo”.L’unico episodio storicamente accertato della vita di questo santo vescovo è un viaggio a Roma che effettuò verso la fine del 649, in occasione di un sinodo convocato dal papa Martino I che si celebrò nella basilica lateranense.San Giovanni il Buono morì a Milano dopo almeno una decina d’anni di episcopato ed i suoi resti mortali trovarono sepoltura nella chiesa oggi scomparsa di San Michele in Duomo, così denominata in quanto sorgeva accanto alla “Domus sancti Ambrosii”, antico appellativo del vescovado. Quattro secoli dopo il vescovo Ariberto ne ravvivò il culto in tutta la diocesi, in seguito al ritrovamento del corpo che si temeva perduto. Fu però San Carlo Borromeo a far trasferire tali reliquie nel duomo il 24 maggio 1582, e qui fu poi eretto in suo onore un altare tra i più ricchi e sfarzosi dell’intero edificio sacro. Nel 1951 il beato cardinal Ildefonso Schuster ordinò una nuova ricognizione dei resti del santo, che risultò misurare ben 190 centimetri d’altezza, e li fece quindi ricomporre in una nuova urna metallica.Anche nella borgata di Recco nel 1288 venne effettuato un lascito per la costruzione di un altare nella chiesa parrocchiale, destinato a conservarvi un braccio ed una costola del santo. Tali reliquie furono presumibilmente un dono dello stesso Ariberto, che volle così suggellare l’amicizia ed il gemellaggio nella fede fra la Chiesa ligure e quella ambrosiana.
FONTE(Santiebeati.it)